Ciao Mario

Mario LodiMario Lodi è stato “il maestro” di scuola elementare, anche oggi che dopo 92 anni ci ha lasciato con tanto lavoro ancora da fare con i bambini. È proprio nel contatto quotidiano con i bambini, con la loro osservazione partecipe che Mario Lodi ridisegna il valore della scuola, ne cambia aspetti e metodologia.

Vogliamo ricordarlo con le parole che abbiamo usato per festeggiare i suoi novant'anni:

«Abbiamo avuto la fortuna di conoscere Mario Lodi a Bologna, nel 2006, durante un incontro con alcune classi per la presentazione del suo libro "Favole di Pace". In quell’ora passata ad ascoltarlo abbiamo rivisto il maestro di tante battaglie “didattiche”, un maestro che ha sempre praticato la curiosità per coinvolgere i bambini.

 

Sono bastati pochi minuti per riconoscere il suo approccio metodologico, stimolare con le domande i piccoli lettori. A ogni domanda di un bambino, Lodi rispondeva con una domanda, un modo maieutico per tirar fuori dai ragazzi le risposte, una ricerca continua che parte dal vissuto di ogni bambino. In questi giorni siamo andati a recuperare i suoi libri, che rimangono ancora oggi una miniera d’idee, esperienze che seppur lontane nel tempo, sono attuali nei contenuti.

Mario Lodi fa parte di quei Maestri della cultura dell’infanzia italiana, che dovremmo ancora oggi avere come punto di riferimento, come ci racconta Simonetta Fiori nel suo bell’articolo su Repubblica. Il suo carteggio con Don Milani, è un esempio di confronto e di scambio, in cui i ragazzi e i bambini sono sempre protagonisti. Non si tratta di uno scambio d’idee tra intellettuali, ma di uno scambio di pensieri gestito direttamente dai ragazzi, coinvolti nell’azione educativa proposta dai due maestri.

Proprio alla luce di queste considerazioni ci sembra sempre più attuale il video-documentario realizzato dal grande Vittorio de Seta, che ci racconta Mario Lodi direttamente in classe, è il lontano 1979, ma le sue lezioni sarebbero coinvolgenti anche oggi. Forse dovremmo ripartire da tutto questo, per recuperare la motivazione degli insegnanti, per riscoprire la tensione culturale che nelle nostre aule sembra ormai svanita.

Fare un passo indietro per farne tre in avanti.»

Ciao Mario e grazie.

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"Insegnare a vivere. Si tratta di permettere a ciascuno di sviluppare al meglio la propria individualità e il legame con gli altri ma anche di prepararsi ad affrontare le molteplici incertezze e difficoltà del destino umano".

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